Omaha pot limit e poker Texas Hold’em a confronto

Nonostante ormai il poker Texas Hold’em sia diventato una disciplina cult per tutti coloro che giocano a poker online, un vero e proprio lasciapassare, come un biglietto da visita nei confronti degli avversari, è pur vero che ultimamente la nicchia dei giocatori di Omaha pot limit sta crescendo in maniera costante, piazzandosi tra le varianti più apprezzate dagli appassionati per le sue caratteristiche di imprevedibilità e rischio.
E’ per questo motivo che spenderò qualche riga per mettere a confronto Omaha pot limit e Texas hold’em e illustrarne le maggiori differenze ed affinità.
Innanzitutto c’è da dire che nell’Omaha sono relativamente di più i giocatori che si lasciano convincere a vedere il flop anche senza avere delle carte troppo buone.
Questa condizione è una conseguenza del fatto che le carte in mano sono il doppio di quelle di cui si possa disporre nel texas. Ovviamente non è una tattica vincente, perché oltre che denotare una certa debolezza nelle decisioni, lascia intendere che il giocatore in questione si lascia fuorviare dalle possibilità e spesso non segue una tattica di gioco stabilita. E’ vero che nell’Omaha i progetti hanno una grande importanza, anche perché spesso questi sono molto più potenti di quando escono nel Texas hold’em, ma l’attesa di combinare un buon punteggio partendo dal nulla o quasi rischia di portare buoni risultati più ai tuoi avversari che a te.
Dalla tendenza dei giocatori di Omaha di vedere più flop, derivano anche piatti più gonfi velocemente. Attenzione quindi a non farsi abbagliare da questo particolare ed a mantenere il giusto sangue freddo nel calcolare le proprie possibilità di successo.
A differenza del Texas, le coppie o le doppie coppie non bastano quasi mai per vincere un piatto perché spesso vengono battute da mani molto più forti, data la quantità di carte tra cui combinare.
Ecco perché non bisogna mai limitarsi a punteggi appena decenti ma è importante puntare sempre alla nut hand della sessione.
Una affinità che l’Omaha ha con il Texas è senza dubbio l’importanza della posizione, seppure per motivazioni diverse, infatti se nell’hold’em succede spesso che il giocatore nella posizione relativa migliore vince un maggior numero di volte a differenza dell’Omaha, è anche vero che in quest’ultimo, chi è in position è in grado di gestire meglio degli altri il gioco (comprese le oscillazioni del piatto) ed agire di conseguenza.
Ultima differenza rilevante.
Nell’Omaha, a differenza del Texas, il bluff ben riuscito è molto più difficile. Non è impossibile ma ha poche possibilità di esistere, visto che il limite del piatto e la forte presenza di progetti che caratterizza l’Omaha portano a chiamare parecchie puntate.
Altra differenza preziosa sta nel fatto che mentre a volte concedere free cards nel Texas può esser letto nell’ottica di una tattica specifica, questa azione è sempre controproducente nell’Omaha pot limit. E’ un segno di poca forza della propria mano, oltre che un rischio lampante che l’avversario con queste possa chiudere il proprio progetto.
Ultima sostanziale differenza tra il Texas e L’Omaha nella sua versione Pot Limit è stata dalla relatività delle puntate, ovvero dal fatto che il limite imposto alle puntate possa far sembrare tutte le puntate possibili basse a prescindere.
Un buon giocatore non si lascia fuorviare dal limite e valuta la grandezza delle puntate in base al valore che esse hanno rispetto al proprio stack e rispetto al piatto, quello che viene definito con valore relativo.
Concludo questa serie di confronti suggerendoti, come al solito di restare calmo in qualunque sia la sua situazione di gioco e prendendo in prestito una frase, come sacrosanta verità, di cui purtroppo non posso dirmi padrone, dato che l’ho trovata in giro su internet:
“Quando qualcuno commette un errore qualcun altro sta guadagnando”.